Il 12enne M.B. è morto annegato nella Spa di un albergo a Pennabilli, provincia di Rimini, un evento che ha scosso profondamente la comunità di San Benedetto del Tronto. Giovedì scorso, il silenzio della chiesa di San Pio X ha avvolto il funerale del ragazzo, mentre la Procura di Rimini avviava un'indagine approfondita. L'inchiesta non si concentra solo su una valvola difettosa, ma su un intero sistema imprenditoriale che avrebbe messo il profitto davanti alla sicurezza umana.
Il funerale ha rappresentato un momento di grande dolore, con la madre che ha letto una lettera commovente per il figlio. Monsignor Gianpiero Palmieri, vescovo della diocesi, ha cercato di offrire conforto. Fuori dalla chiesa, tuttavia, prevaleva un forte desiderio di giustizia. Il minore sarebbe stato risucchiato dal bocchettone di una vasca idromassaggio, un incidente che, secondo gli esperti, non dovrebbe mai verificarsi se i sistemi di sicurezza fossero conformi alle normative.
Le indagini condotte dalla magistratura riminese hanno acceso un faro su Beauty Luxury S.r.l., l'azienda di Riccione che avrebbe fornito l'impianto idromassaggio alla struttura alberghiera. Dalle perizie tecniche starebbe emergendo un quadro preoccupante. La vasca in questione, venduta come prodotto di eccellenza del benessere italiano, sarebbe in realtà fabbricata in Cina dalla ditta Sunrans. Gli inquirenti ipotizzano che Beauty Luxury abbia importato questi prodotti su larga scala, rivendendoli in Italia privi delle certificazioni fondamentali.
In particolare, le vasche fornite dalla società di Riccione risulterebbero sprovviste del marchio CE, una certificazione essenziale che attesta la conformità di un prodotto agli standard di sicurezza europei. Ma non solo. I sistemi di aspirazione non avrebbero rispettato le norme di sicurezza internazionali, che richiedono bocchettoni progettati per impedire l'effetto "ventosa" sul corpo umano. La vasca dove è morto il minore non presentava i necessari dispositivi anti-intrappolamento. Questo mancato rispetto delle normative di sicurezza, imposto per la protezione dei consumatori, è ora al centro delle accuse.
Dietro Beauty Luxury S.r.l. figurano tre nomi oggi iscritti nel registro degli indagati: Fabio Massimo Pari, Elio Pari e Alex Bersani. Elio Pari è un nome noto in Riviera, storico patron del concorso di bellezza "Miss Over". La sua carriera imprenditoriale, tra passerelle e riflettori televisivi, è stata già segnata da provvedimenti per evasione IVA legati alla gestione delle sue società di spettacolo.
I soci più giovani, Fabio Massimo Pari e Alex Bersani, avrebbero puntato sulla vendita online, promettendo prezzi imbattibili. Ma il risparmio per l'utente finale, secondo l'accusa, deriverebbe dall'importazione di materiale cinese non certificato. I prodotti avrebbero bypassato le normative di sicurezza europee, mettendo a rischio chi li utilizzava.
L'inchiesta punta a dimostrare che i proprietari di Beauty Luxury fossero pienamente consapevoli dell'illegalità dei prodotti venduti. I reati ipotizzati dalla Procura di Rimini sono omicidio colposo in concorso, per aver immesso sul mercato un dispositivo privo di sicurezze salvavita. Si aggiungono le accuse di frode in commercio, per aver venduto prodotti presentandoli come certificati pur essendo privi dei requisiti tecnici minimi. Infine, la truffa e l'evasione fiscale, in continuità con i precedenti legati alle società di Elio Pari.
Il sindaco di Pennabilli, Mauro Giannini, ha dichiarato che "quello che è successo non è accettabile". La tragedia ha scoperchiato un problema più ampio, che riguarda la sicurezza dei luoghi pubblici e privati, la responsabilità delle aziende che importano prodotti dall'estero senza controlli adeguati e la necessità di una vigilanza più ferrea. Molti chiedono misure più severe per chi opera sul mercato mettendo a rischio la vita altrui. La Procura di Rimini continua le sue indagini, cercando di fare luce sulle responsabilità e garantire che la tragedia di M.B. possa portare a controlli più stringenti nel settore.